Gli Stati Uniti entrano nella nuova fase della “Trumpflation” dopo l’impennata dell’inflazione al 4,2% a maggio

Riepilogo di mercato AI
Il rischio di escalation attorno all'Iran e allo Stretto di Hormuz viene inquadrato come un importante shock dell'offerta, con ricadute derivanti dai costi di carburante e trasporto che portano l'inflazione statunitense al massimo degli ultimi tre anni. Anche se il greggio dovesse ritracciare, l'aumento persistente del PCE core suggerisce un pass-through più ampio, aumentando la probabilità di un inasprimento della Fed. Nel breve termine, un rischio di tassi più elevato e costi degli input legati all'energia più alti eserciterebbero pressione sulle valutazioni azionarie e sulle condizioni di finanziamento.
Livello dell'impatto
● Elevato
Asset interessati
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L’articolo afferma che un’azione militare dell’amministrazione Trump contro l’Iran ha portato Teheran a chiudere lo Stretto di Hormuz, interrompendo il trasporto di circa 2000万 barili al giorno di liquidi petroliferi. Ne è seguita la crescita più rapida in trent’anni dei prezzi di benzina e diesel, che avrebbe spinto l’inflazione statunitense di maggio a un massimo triennale del 4,2%. Pur con un calo del prezzo del petrolio a giugno, il core PCE continuerebbe a salire, aumentando la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed entro l’anno. Secondo l’articolo, questo scenario potrebbe interrompere la corsa storica dei tre principali indici azionari statunitensi.