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L’oro sale di oltre il 2% il 1 luglio dopo dati sull’occupazione più deboli e le parole di Warsh
Il 1 luglio l’oro spot è salito del 2,1% a 4.089,49 dollari l’oncia, toccando il massimo degli ultimi sei mesi. Anche argento, platino e palladio hanno registrato rialzi rispettivamente del 2,8%, 3,1% e 1,6%. A sostenere i prezzi sono stati un dato ADP sull’occupazione privata sotto le attese (98.000 contro 118.000) e i commenti del presidente della Fed Kevin Warsh sul calo dei rischi d’inflazione, secondo Reuters. Il mercato attende ora la pubblicazione dei Nonfarm Payrolls del giorno successivo.
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Luglio si apre con la Fed sotto i riflettori dopo il balzo delle offerte di lavoro USA a maggio
Le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono salite a maggio al massimo degli ultimi due anni, segnalando un mercato del lavoro ancora robusto e rafforzando le attese che la Federal Reserve mantenga i tassi elevati o possa alzarli di nuovo. Giovedì è atteso il rapporto sui nonfarm payrolls di giugno, seguito dai mercati per le indicazioni sul percorso di politica monetaria. Il dollaro si rafforza e i rendimenti dei Treasury salgono, mentre oro e petrolio restano sotto pressione: il dollar index è a 101.393 e il decennale USA al 4.46%. L’oro è sceso sotto 4000 dollari a 3979, con il Brent a 71.91 dollari e il WTI a 68.59 dollari.
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Il dollaro recupera circa il 4% dai minimi di maggio, ma la maggioranza degli strategist FX prevede un indebolimento
Un sondaggio Reuters tra strategist FX (26 giugno–1 luglio) indica che la maggioranza continua ad aspettarsi un indebolimento del dollaro nei prossimi mesi, nonostante il recente rimbalzo di circa il 4% dai minimi di maggio. Tra i fattori citati figurano il raffreddamento dei prezzi del petrolio, l’attenuarsi dei timori inflazionistici e una visione più dovish sulla traiettoria della Fed. Una minoranza, pari a circa un terzo, prevede invece che nel breve l’EUR/USD resti invariato o scenda.
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I future di Wall Street arretrano all’avvio del secondo semestre 2026 tra timori sul Medio Oriente
Il 1° luglio 2026 i future sugli indici azionari statunitensi hanno aperto in calo: Dow, S&P 500 e Nasdaq 100 segnano rispettivamente -0,26%, -0,3% e -0,54%. La flessione segue il rifiuto dell’Iran di incontrare alti funzionari USA arrivati in Medio Oriente, riaccendendo i dubbi sulle prospettive dei colloqui di pace. Gli investitori attendono inoltre l’intervento del presidente della Fed Kevin Warsh a un forum in Portogallo e la pubblicazione dei dati ISM sulla manifattura. Dati occupazionali solidi hanno anche rafforzato le aspettative di nuovi rialzi dei tassi entro l’anno.
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Oro in calo dello 0,8% a 3.974,75 $/oncia con rendimenti USA al 4,465% e scommesse su rialzo Fed al 67%
Il 1 luglio l’oro spot è sceso dello 0,8% a 3.974,75 dollari l’oncia, dopo aver toccato in giornata 3.942,99 dollari, il minimo da novembre scorso. La debolezza si è estesa anche agli altri metalli preziosi: argento, platino e palladio hanno registrato ribassi. A pesare sono stati il rapido rialzo dei rendimenti dei Treasury (decennale al 4,465%) e l’aumento delle scommesse su un rialzo dei tassi della Fed a settembre al 67%, insieme alle dichiarazioni della presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack favorevoli a ulteriori strette.
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Futures su Wall Street in calo con i timori di nuovi rialzi dei tassi
I futures azionari statunitensi scendono: quelli su S&P 500 e Dow Jones perdono lo 0,4%, mentre i futures Nasdaq cedono lo 0,55%. L’oro arretra dell’1,6% a 3.974 dollari l’oncia e i rendimenti dei Treasury salgono a massimi di una settimana, con il 2 anni al 4,175% e il 10 anni al 4,464%. Il mercato continua a prezzare ulteriori rialzi dei tassi Fed, con attenzione ai dati sul lavoro di giugno in uscita giovedì e all’intervento atteso del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh al forum di Sintra. Nel pre-mercato, alcune tech come ASML e Micron mostrano debolezza.
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Bessent chiede ai benzinai di abbassare i prezzi per il 250° anniversario degli USA: «stiamo osservando»
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha invitato i rivenditori di carburante a ridurre i prezzi in vista delle celebrazioni per il 250° anniversario della fondazione del Paese, avvertendo che «stiamo osservando». L’appello rafforza il messaggio del presidente Donald Trump, che ha minacciato «grossi problemi» se i prezzi non scenderanno verso circa 2,50 dollari al gallone. La pressione arriva dopo un picco dei prezzi del petrolio legato al conflitto militare tra Stati Uniti e Israele con l’Iran e un successivo calo dopo la firma di un accordo iniziale.
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6-30
La Corte Suprema USA tutela l’indipendenza della Fed e blocca la rimozione di Lisa Cook con voto 5-4
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha votato 5-4 per bloccare, per ora, la rimozione della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook da parte di Trump, ritenendo che non le siano state garantite le tutele procedurali previste dalla legge. La decisione richiama il principio di protezione del mandato dei membri delle agenzie indipendenti affermato in Humphrey’s Executor e, pur ampliando in un altro caso i poteri presidenziali di revoca su altri vertici federali, esenta esplicitamente la Fed. Il verdetto rafforza la fiducia del mercato nell’autonomia della politica monetaria e riduce il rischio di interferenze politiche nel breve periodo.
6-30
6-30
Trump chiede ai distributori di abbassare subito i prezzi della benzina e punta a circa 2,50 dollari al gallone
Donald Trump ha invitato i rivenditori di benzina a ridurre immediatamente i prezzi al dettaglio, indicando come obiettivo circa 2,50 dollari al gallone e avvertendo di “grossi problemi” in caso contrario. In precedenza aveva detto di aver incaricato il Dipartimento di Giustizia di esaminare le compagnie petrolifere per il mancato adeguamento dei prezzi alla pompa al calo del greggio. Il testo ricostruisce come i prezzi del petrolio siano saliti dopo attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e la successiva risposta di Teheran, con un cessate il fuoco entrato in vigore ad aprile e poi prorogato, ma con accuse reciproche di violazioni. Secondo l’articolo, si tratta di una dinamica geopolitica in continuità senza nuove prove di interruzioni dell’offerta, con impatto limitato sulla spinta di breve periodo su future di greggio e benzina.
6-30